Šorli Ljubka (1910 - 1993)

11.02.2020

Una barriera linguistica più persistente dei confini e di diffidenze reciproche non ancora del tutto superate ha causato a lungo la non conoscenza di Ljubka Šorli, nata a Tolmino il 19 febbraio 1910 ma vissuta a Gorizia da quando, all'inizio degli anni Trenta, vi giunse per la sua breve stagione di sposa di Lojze Bratuž. Dopo tre anni di matrimonio e la nascita di due figli, Bratuž venne aggredito da una squadraccia fascista e costretto a bere benzina mista a olio di macchina: morì dopo settimane di agonia. Se la tragedia cambiò la vita di Ljubka Šorli, non cambiò però lei. "Ma non mi travolse la violenza, / resistetti a tutte le tempeste", scrisse, nonostante il suo cuore fosse ricoperto "tutto di rovi e spine". Alla violenza oppose una fede religiosa incrollabile, la dignità dei propri sentimenti, la sua poesia. 

La morte le strappò il giovane marito, non l'amore per lui. "Non giungeremo insieme alla meta / io e te: una valanga ci ha fermato il sogno" scrisse cinquant'anni dopo la morte di Lojze Bratuž, che riposava sotto i cipressi che "gli fanno sapere che continuo ad amarlo". E lui "continua a vivere nel buio", mentre la poetessa, attraverso la fede, trovava il "coraggio di vivere, / coraggio di soffrire". Sempre fedele al suo "Iddio della provvidenza" - si vedano i versi dedicati al Natale, momento in cui avvenne la fatale aggressione, e alla ricerca di pace e consolazione che sublima il dolore del ricordo - cantò l'armonia della natura da Lui benedetta, nell'attesa della resurrezione finale, "arcobaleno che unisce", del cielo dove "le nostre anime s'incammineranno", ma anche di un mondo senza frontiere e senza odio, dove "pace, libertà, concordia vinceranno". Nelle poesie la Šorli espresse i sentimenti d'amore per il marito scomparso, l'amor di patria, la religiosità popolare e personale, l'amore per la natura, e dedicò molti versi ai bambini, ai quali insegnò nelle scuole slovene del Goriziano. A lungo ignorata da gran parte dei suoi concittadini, donna invisibile, poetessa non letta, Ljubka Šorli è stata presentata in maniera organica al pubblico italiano con Canti spezzati, una raccolta di trentacinque liriche pubblicata un anno dopo la sua morte, avvenuta il 30 aprile 1993. Nell'introduzione a Canti spezzati, Celso Macor ricorda come l'autrice desiderasse una traduzione italiana delle sue poesie, che costituisce l'occasione di conoscere una donna di fede e di coraggio, che seppe sempre rispondere all'odio con l'amore.