STRACCIS, ANTICHE VOCAZIONI

10.11.2020

Con le loro caratteristiche architettoniche, paesistiche e culturali ne sono parte viva ed integrante di questa nostra splendida città. Sono i quartieri di Gorizia che, pur diversi nelle loro vocazioni, hanno contribuito tutti alla sua storia e ad alimentarne la sua tipicità identitaria articolata, multipla e complessa. 

Quello di Strazig, oggi Straccis, rappresenta con Piedimonte l'anima operaia della città da quando - ed erano gli anni Venti dell'800 - grazie ai loro insediamenti cotonieri e cartai in riva all'Isonzo i Ritter von Zahony, originari di Francoforte sul Meno, favorirono la nascita di un quartiere operaio sul modello di quello protestante di Mulhouse, sviluppatosi in Lorena. La famiglia ci ha lasciato la bella villa Ritter, sede fino a poco tempo fa del Ciels: scuola universitaria per mediatori linguistici, ed ha stimolato lo sviluppo delle infrastrutture viarie goriziane, ottenendo che il tracciato della Ferrovia Meridionale deviasse a Gorizia, inducendo così alle trasformazioni urbanistiche dalle quali Gorizia ha guadagnato la fama di "Nizza Austriaca". 

La saga operaia di Straccis è continuata fino ad esaurirsi con la chiusura delle Officine meccaniche Goriziane, ma in particolare della Safog: ultimo storico, glorioso insediamento industriale cittadino. Gorizia, assecondando la vocazione dell'attuale governo cittadino alla rinuncia a qualsiasi autonoma ambizione di sviluppo, ha messo la croce - come è noto - su ogni aspirazione industriale, ma a Straccis è rimasto il retaggio che plasma l'identità di ogni comunità ispirata ai valori del mondo operaio, la cui vita collettiva si richiama alle prerogative della solidarietà, della condivisione e della socialità. 

Simbolo di questi tratti distintivi comunitari è l'ex Dopolavoro della Safog, un tempo sede staccata della Biblioteca Statale, dove gli abitanti si incontravano per stare assieme, giocare a carte o alle bocce e che, per rispetto della memoria del suo percorso storico e culturale il Comune dovrebbe riconsegnare nelle mani di questa comunità generosa.Mah...il quartiere di Straccis, insomma, insieme a quello di Piedimonte, ospita gli scheletri di fabbriche antiche, opifici come si diceva una volta che testimoniano una vocazione industriale che fu parte integrante del tessuto sociale di Gorizia e che come qualsiasi altra vocazione la nostra città sta perdendo: restano le chiacchiere, le sparate, le denunce. 

Restano gli scheletri appunto, che qualcuno come Alba Gurtner cercò di abbellire e di salvare alla città con il Muro delle 5 lingue di Piedimonte. Ciò che resta delle possibilità di una politica autonoma in campo industriale è stata svenduta qualche giorno fa a Monfalcone ( e quindi a Trieste) con grande tripudio dei capi della Camera di Commercio. 

Ermes Dosso


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