TESORO DI GRADO: UN MUSEO CON LA CURIA TESORO DI AQUILEIA: A GORIZIA NO SE POL

27.10.2019

Dopo molta insistenza e tenacia, contatti di ogni genere, il Tesoro di Grado, prezioso quanto il Tesoro di Aquileia e di Gorizia (con annessi e connessi) sta probabilmente per trovare una dignitosa sede, che gli permetta di essere esposto anche al di fuori dai luoghi canonici o durante i riti religiosi. Il sindaco di Grado Raugna, come spiega oggi un articolo firmato da Antonio Boemo su Il Piccolo, ha fissato un incontro dirimente con i rappresentanti dell'Arcivescovo per il 5 novembre. Il Museo in progetto è certamente quello che si merita la meravigliosa isola di Grado, che fu anteporto di Aquileia e rifugio degli aquileiesi dopo le distruzioni di Attila:il Tesoro isolano di proprietà della Curia segnerebbe senz'altro una grande differenza qualitativa. Recuperare la propria storia è quanto ci vuole per valorizzare una città facendo si che millenni di storia diventino un "bonus", anche economico perchè no, per i cittadini, che di quei millenni sono eredi.A questa notizia i goriziani dovrebbero incazzarsi, sempre che ne siano ancora capaci: poiché il Tesoro di Aquileia, per il quale a Gorizia fu costruito addirittura un Museo, restaurando a suon di milioni di euro il complesso di Santa Chiara di Corso Verdi, si è persa traccia tra gli uffici della varie istituzioni goriziane che di quella realizzazione erano state sostenitrici, come il Comune, la ex Provincia, la Fondazione Carigo e sopratutto Curia che aveva avuto l'Arcivescovo Padre Bommarco tra i promotori dell'iniziativa, che avrebbe consentito a Gorizia di avere un polo culturale e artistico attrattivo in ogni stagione Ma da noi vince sempre il "no se pol". Abbiamo parlato di questo argomento durante una serie di incontri organizzati in Sala Dora Bassi: abbiamo ospitato con piacere semplici cittadini ma anche autorità, che quindi sono al corrente dell'argomento: non sarebbe ora di attivarsi?

GO3.0

Nella foto l'articolo apparso oggi su Il Piccolo edizione di Gorizia, firmato da Antonio Boemo