UGO PELLIS, IL GLOTTOLOGO CHE SCRIVEVA IN SONZIACO.

19.11.2021

"Lo ricordo fin dalla prima classe ginnasiale: tutto egli afferrava con sorprendente facilità e rapidità, onde sapeva tutto e rispondeva a tutto..... Ma fu nelle lingue che egli venne a rilevare una sua propria personalità non solo in quelle morte - fu latinista preciso e insieme finissimo - ma pure in quelle vive, parlate".Lo storico ed archeologo Giovanni Brusin ricorda così Ugo Pellis, glottologo, letterato, linguista, e protagonista di quello straordinario progetto, l'Atlante Linguistico Italiano, condotto per l'Università di Torino e rivolto a preservare le lingue locali sul crinale della scomparsa. Egli ne raccolse ben 727 dal 1925 fino alla seconda guerra mondiale. Sia Pellis che Brusin venivano dalla Bassa friulana, il primo era di Fiumicello e il secondo di Aquileia, territorio sottratto al Goriziano nel 1927 e al quale andrebbe restituito per appartenenza e per assonanza storica e culturale.Si erano incontrati in quella formidabile fucina di talenti che fu lo Staatsgymnasium goriziano nell'anno scolastico 1895 -1896. Per le sue modeste origini Ugo Pellis avrebbe dovuto attendere la disponibilità di un posto gratuito nel Collegio del San Luigi, così iniziò il Ginnasio soltanto a tredici anni avendo per compagni di classe, tra gli altri, oltre al Brusin con il quale coltivò una fraterna amicizia mai interrotta, Onorio Fasiolo, archeologo e poeta, il verseggiatore e filologo Giovanni Lorenzoni, e Arturo Dosso, caprivese, che diresse il Forum Julii, rivista di scienze e lettere che voleva fare di Gorizia il centro propulsore della cultura friulana. Dal 1903 al 1907 frequenta l'Università di Innsbruck abbracciando gli studi di filologia e linguistica romanza e germanica, dove partecipa alle manifestazioni studentesche per ottenere l'università italiana a Trieste venendo imprigionato.Ardente irredentista insegnò nel Liceo di Capodistria e poi al "Petrarca" di Trieste prima di dedicarsi su impulso del Ministero dell'Istruzione alle sue amate indagini filologiche. Il suo maggior contributo è quello reso alla ricerca che lo porterà nel corso di tre anni in Sardegna visitando assieme alla moglie Nelda a piedi, a pelo di mulo e su una Balilla donata dal Duce uno straordinario numero di località indagando sulle varianti della lingua sarda. Da lui partì l'invito a dar vita alla Società Filologica Friulana che fu fondata a Gorizia nel 1919 nel nome di un altro straordinario campione della friulanità, Graziadio Isaia Ascoli, mentre fu prolifico il suo impegno letterario e in particolare quello poetico pervaso da una sensibilità mitteleuropea nella quale Renato Jacumin vi legge "un fatalismo metafisico religioso che ricorda quello della tragedia greca".Ugo Pellis scrive nel friulano orientale, quello goriziano, che egli chiamò "sonziaco" derivandone il nome dall'Isonzo che in latino suonava come Sontius. Tita Brusin in una commossa rievocazione dell'amico morto a Gorizia nel luglio del 1943 ricorda che essi si sono sempre scritti rigorosamente in friulano. Ugo Pellis lascia un materiale infinito in materia linguistica e fotografica che in buona parte attende ancora di essere indagato in tutta la sua ricchezza. Gorizia, la città con la quale ha intessuto un rapporto amorevole e fecondo, nella prospettiva della Capitale Europea della Cultura accanto al Cantaquartieri e alle varie amenità messe nel Bid Book 2025 farebbe bene a ricordarne la sua straordinaria figura.

Rossella Dosso