UN MARCHIO CHE PROMUOVA TUTTI I TESORI DEL GORIZIANO

27.02.2020

Non ci sembra che la notizia della futura ricostituzione della provincia di Gorizia abbia scosso le acque morte della politica goriziana, impegnata in baruffe personali, nella correzione delle bozze altrui più che alla progettazione di un futuro degno della nostra città. Eppure le nuove decisioni del consiglio regionale aprono prospettive inedite e meriterebbero studio e una maggiore attenzione.

Le future province, tra l'altro, non saranno più le stesse e gradualmente avranno maggiori competenze oltre a quelle tradizionali: tra le quali la cultura e, in parte anche il turismo. Ora mentre siamo assolutamente convinti dell'importanza del Gect e della collaborazione con la Slovenia, indispensabile per la nostra città e tra le poche iniziative concrete di collaborazione transfrontaliera e che porta la firma del centrodestra e della prima giunta Romoli, pensiamo che Gorizia non può voltare le spalle al suo territorio provinciale, soprattutto a quei comuni che le fanno corona, che sono sparse sul territorio di quel Collio Goriziano-Cormonese che con la sua viticoltura di pregio mondiale ne costituisce uno dei tesori più grandi. Il vino è per la Destra Isonzo quello che la Fincantieri è per Monfalcone, però senza danni collaterali.

Parliamo di San Lorenzo, Mossa, Capriva, Moraro, Cormons (ma anche Savogna, Farra, Gradisca d'Isonzo, Romans, Mariano, Villesse, Medea): insomma tutta quel territorio storicamente goriziano che da tempo costituisce un'unità urbana quasi senza continuità e che varrebbe la pena unire sul piano di alcuni servizi: e sui trasporti pubblici proponendo una linea urbana ( e non extraurbana) da Gorizia a Cormons siamo già intervenuti per primi, ottenendo tramite giovani consiglieri comunali l'ok di alcuni sindaci tra cui quello di Gorizia.

Le nuove disposizioni regionali sulle nuove istituzioni territoriali prevedono tutta una serie di provvedimenti che chiamano gli amministratori a guardare oltre le prossime elezioni e le relative poltrone e poltroncine. Diamo aria ai cervelli e cominciamo a pensare ampie sinergie territoriali come fanno a Udine o a Trieste, non curandoci delle reprimende di coloro che qualche mese fa avevano già svenduto Gorizia e la sua Provincia. La collaborazione tra comuni la stanno già sperimentando Cormons e Grado. L'Isola del Sole è riuscita a fare progetti d'area vasta anche su due province: Udine e Gorizia. Parliamo di un primo passo da fare con le immediate vicinanze, per poi costruire finalmente una leale e reale collaborazione con il Monfalconese e le sue peculiarità.

Nel deserto delle idee e nella latitanza di qualsiasi promozione del territorio che non sia uno spot dedicato ai goriziani stessi, sarebbe bene creare un marchio che individui Gorizia e il suo territorio, con i suoi tesori storici, artistici, culturali ed enogastronomici. Un marchio che metta insieme organicamente e per una volta nella storia tutte le istituzioni goriziane, con un'attenzione particolare - e rispettosa - a chi ci sta intorno. Spetterebbe quindi al Comune di Gorizia farsi capofila di un protocollo d'intesa - un accordo pubblico, alla luce del sole, forte, indissolubile, chiaro negli obiettivi e non la replica di quel fallimentare e fallito "Sistema Gorizia" attorno al cui tavolo i partecipanti studiavano come farsi le scarpe a vicenda.

Gorizia3.0