ZONA FRANCA D'EMERGENZA

02.06.2020

Poiché ne avevamo scritto ampiamente entrando anche nel merito del discorso siamo felici che qualcuno si interessi all'emergenza finanziaria goriziana conseguente al coronavirus che torna alla ribalta con il tema della disparità fiscale al di qua e al di là della frontiera. Il consigliere regionale della Lega, Diego Bernardis, rilancia con urgenza il progetto dell'istituzione di una "zona franca d'emergenza" per Gorizia e la fascia confinaria della regione. «La terribile e drammatica pandemia da coronavirus ci ha obbligati a portare a galla una situazione non è più sostenibile per i nostri esercenti e le attività economiche. Finché i confini resteranno chiusi le attività reggono, quando verranno riaperti cosa accadrà? - dice Bernardis -. Occorrerebbe quella che definirei una zona franca d'emergenza, ovvero la possibilità per il territorio goriziano di armonizzare i prezzi con quelli della vicina Slovenia per consentire una reciproca crescita». Pensando ad esempio a quanto lo Stato e la Regione perdono in Iva ed accise con il pieno di benzina oltreconfine, Bernardis osserva che ogni anno abbandonano il territorio circa 60 milioni di euro. Molti tabaccai con i confini chiusi hanno quadruplicato la vendita di sigarette. «Gorizia è costretta a fare i conti con una disarmonia fiscale e tariffaria che la penalizza e comporta importanti perdite per lo Stato italiano e la nostra Regione», dice Bernardis sottolineando la volontà di collaborare con la Slovenia nell'ottica di una crescita armonica del territorio transfrontaliero.