Arte goriziana

La scuola goriziana

Un pamphlet pubblicato dall'Unitre di Cormons, dove si ipotizza l'esistenza di una scuola goriziana nell'arte figurativa: l'idea è quanto mai intrigante, gli indizi a sostegno numerosi, affascinanti e secondo noi di Gorizia3.0 molto validi. Uno stile goriziano, originale e individuabile? Vale la pena discuterne.

Per questo ne pubblichiamo un primo ampio stralcio.

Prima parte

"Francesca Agostinelli, udinese, insegnante, storica dell'arte è anche curatrice di importanti mostre personali e collettive, con cui spesso ho affrontato l'argomento che sto cercando di sviluppare in questo scritto, ha colto molto bene il singolare carattere espressivo, l'unicità del modo di fare pittura di certi artisti goriziani (non tutti) del primo e del secondo '900, sino ai nostri giorni. Singolarità molto evidente soprattutto quando il lavoro di parecchi di loro è confrontato con analoghe esperienze di pittori udinesi o triestini, realtà sociali, culturali e storiche più vicine a Gorizia eppure così diverse nel risultato creativo finale: il quadro, il disegno, l'opera grafica. "

"Credo sarete tutti d'accordo con me, soprattutto dopo aver letto la prima parte di questa dispensa e aver capito qualcosa sul funzionamento del "sistema dell'arte", che una seria e meditata, direi scientifica, certificazione della Scuola di Gorizia potrebbe rappresentare un'importante ipotesi di lavoro che consentirebbe di valorizzare l'arte goriziana nel suo complesso rendendola, finalmente, importante, "pulita" e, soprattutto, riconoscendo e certificando il carattere internazionale dei vari linguaggi estetici maturati e cresciuti nel nostro territorio dal primo '900 ai nostri giorni. 

Dicevo che non tutti i pittori goriziani sono annoverabili a questa, ancora ipotetica, "scuola" espressiva. E non per questo sono meno importanti e interessanti degli altri. Anzi. Infatti la città di Gorizia è stata e lo potrebbe essere tutt'oggi, un singolare quanto vivace centro di riferimento e di produzione culturale di valore internazionale, almeno per quanto riguarda le arti figurative. Sotto l'Austria, la ricca e multiforme realtà culturale di Gorizia e del vasto territorio dell'ex Contea, interagiva positivamente con Ljubljana e con Vienna e, ovviamente, con la più vicina Trieste e con Venezia città ricca di capolavori, sede di importanti Musei e di grandi eventi espositivi. Succedeva, ad esempio, che molti artisti austriaci, sloveni e anche triestini erano incuriositi dal fermento culturale di Gorizia e, quindi, i loro soggiorni di lavoro in città erano molto frequenti. Ad esempio Avgust Černigoj ( un suo quadro qui a fianco) poliedrico e "irrequieto" pittore della comunità slovena di Trieste era spesso a Gorizia, fin dal tempo dell'Impero austriaco, ad esporre le sue opere o a parlare d'arte al Caffè Garibaldi, al Caffè Teatro, nelle ormai inesistenti locande della città vecchia o nelle sedi dei numerosi circoli culturali di quel tempo.

Il linguaggio figurativo degli artisti goriziani si è formato ed è maturato in quell' originale crogiuolo di popoli, lingue, religioni, tradizioni culturali e artistiche che costituiva l'allora potente Impero Asburgico. Gli "italiani" o meglio, i sudditi italiani di sua Maestà l'Imperatore, quindi anche gli artisti, fino all'estate del 1918 appartenevano alla minoranza di "lingua italiana" che interagiva con le altre comunità, con la "maggioranza" di lingua tedesca, con quella slava (sloveni, croati, serbi, cechi, slovacchi, polacchi), bulgara, romena, albanese, ungherese, rom, con gli ebrei...Sono cresciuti in questo eccezionale contesto, dando e ricevendo stimoli culturali che hanno lasciato un "segno lungo" tanto che queste sollecitazioni sono ancora vive e presenti e condizionano positivamente gli artisti in senso lato, quindi non solo i pittori ma anche gli scultori, gli scrittori, i musicisti, i poeti, gli attori...che i fruitori (il pubblico) del loro lavoro. Il carattere sovranazionale dell'Impero ha senz'altro influenzato il modo di vedere, di scrivere, di leggere, di sentire, di pensare e di agire delle genti stanziate sui territori di questa vasta organizzazione sociale tanto da costituire un patrimonio culturale comune e condiviso, fondato sul continuo confronto fra modi di vivere, tradizioni e linguaggi molto diversi fra loro e quindi, spesso anche oggetto di forti tensioni. Unità nella diversità, insomma. Nazionalismi a parte...

Ritengo quindi corretto affermare che l'ipotetica, almeno per ora, esperienza collettiva di pittura che voglio chiamare Scuola di Gorizia si è sempre espressa per mezzo di un linguaggio estetico plurinazionale, libero dai vincoli imposti dai vecchi confini politici e "mentali" o dalle diverse forme di Governo susseguitesi al potere nel nostro territorio (monarchia asburgica, monarchia sabauda, fascismo, occupazione alleata repubblica democratica). Un linguaggio che attraversa tutti gli assurdi muri innalzati dalla stupidità umana, che ridicolizza il termine "arte o artista di confine" espandendosi e radicandosi liberamente nel territorio...da Wien a Ljubljana...da Ljubljana a Gorizia, Görz, Gorica, Gurizza... a Venezia...e ritorno...magari con una sosta a Trieste. Penso a Egon Schiele, il grande pittore austriaco, che ad un certo punto della sua breve quanto intensa vita si trova per un periodo proprio a Trieste dove, affascinato dalla bellezza di questa città che scende dalla montagna carsica per affacciarsi sul mare, dipinge una serie di marine illuminate da una luce diversa da quella delle grandi vedute del villaggio austriaco di Krumau (Leopold Museum di Vienna), pur anch'esso tutto costruito lungo il letto di un corso d'acqua che, al contrario di quella dipinta in riva all'Adriatico, è senza riflessi, nera e impenetrabile come una strada asfaltata con il nero catrame.

Credo che le origini dell'arte goriziana di oggi, e di quella che ha attraversato tutto il '900 siano direttamente collegate alle esperienze secessioniste e, successivamente, costruttiviste ed espressioniste maturate negli studi dei grandi artisti di Vienna, Praga, Budapest, Ljubljana. Ma non dimentichiamo le relazioni e i contatti di molti pittori goriziani con Parigi e, dopo la fine della Grande Guerra, con Roma, Venezia, Torino, Milano e altre città italiane. Praticamente, ripeto, l'arte goriziana, sin dalla fine del 1800, è fortemente caratterizzata da un linguaggio figurativo 

misto, composito, dove si possono individuare echi e suggestioni derivati dal colorismo veneto, dai tratti drammatici dell'espressionismo, dal geometrismo e dal decorativismo viennese, dalla dinamicità futurista, dalla chiarezza narrativa centroeuropea e dal dirompente, spesso ironico, linguaggio grafico slavo/balcanico. Quindi questa Scuola di Gorizia è una singolare esperienza collettiva, sviluppatasi nel tempo, su un determinato territorio, senza bisogno di direttive organizzative, di linee guida ideologiche o di manifesti e proclami costitutivi. Esperienza collettiva, dicevo, che mette insieme delle singole personalità artistiche di spiccato talento tenendo conto, quasi esclusivamente, delle particolarità elencate poco sopra nel breve quanto importante testo di Francesca Agostinelli. Nasce così una vera e propria realtà espressiva sorretta e, perché no, anche giustificata prima di tutto dalla qualità delle opere prodotte e, di conseguenza, dalla maestria (magistero) espressa dai protagonisti di questa singolare esperienza. Per quanto mi riguarda, credo si possano definire come gli "apripista" di questa ipotetica realtà culturale i pittori Luigi (Lojze) Spazzapan, Anton Zoran Mušič, Gabriel Stupica, Cesare Mocchiutti.

Sono poi molto importanti alcuni luoghi e varie strutture culturali che hanno assunto un profondo ruolo simbolico nella determinazione e nello sviluppo del linguaggio della "Scuola". Fra i "luoghi" ritengo di dover citare le città di Vienna, Ljubljana, Trieste, Venezia, Gorizia, i suoi dintorni (di qua e di la del confine che oggi non c'è più) e in particolare il Borgo Castello e il Centro storico sottostante. Ma anche Cormons, Gradisca, Monfalcone, Grado, Aquileia...Fra le strutture, le istituzioni e gli eventi culturali che hanno alimentato il seme della "scuola" ritengo importanti tutti i Musei d'Arte delle città già ricordate e in particolare la Pinacoteca di Palazzo Attems; la "Mostra Giovanile d'Arti Figurative" promossa dall'Agi di Gorizia nelle sale di Palazzo Attems; le mostre collettive dell'immediato dopoguerra organizzate a Cormons e a Gradisca d'Isonzo; le Biennali Internazionali d'Arte di Venezia, soprattutto le prime edizioni, dal 1948 al 1956 (finalmente, dopo gli anni bui del fascismo e dell'occupazione nazista si vedono in Italia le opere dei grandi maestri delle avanguardie europee) ma anche la Biennale del 1964 (arriva da New York la pop-art) e quella cosiddetta della "contestazione" del 1968 quando la maggioranza degli artisti italiani invitati girano i quadri e nascondono le sculture esposte con drappi e fogli di carta in segno di protesta per la presenza massiccia della Polizia all'interno della Biennale. E ancora le Biennali internazionali d'Arte Grafica di Ljubljana dove, per la prima volta, gli artisti goriziani ammessi dalla giuria hanno la grande opportunità di confrontarsi con i lavori di colleghi stranieri di fama internazionale. Fra i goriziani presenti negli anni a quella grande mostra ricordo, a memoria, oltre alle varie partecipazioni di Mušič anche quelle di Palli, Dugo, Valvassori, Klanjšček. A Gorizia i "luoghi simbolo" in cui matura la "Scuola" sono senz'altro la già ricordata Pinacoteca di Palazzo Attems; la Taverna della Dama Bianca, in Borgo Castello aperta fino agli anni '50; il Circolo di lettura di via Morelli; il Circolo della Stampa in corso Verdi; il Caffè Teatro con la sua Piccola Permanente d'Arte gestita dal bravo Edi De Nicolo; le gallerie della Pro Loco, "Il Torchio" in via Mameli, "La Bottega" in via Nizza e alla fine degli anni '80 lo Studio d'Arte Associazione Culturale "EXIT" in via Favetti.

Non posso dimenticare l'Istituto Statale d'Arte, la vecchia Scuola d'Arte di Piazza Medaglie d'Oro (oggi Liceo Artistico) che, soprattutto nel periodo 1960/1980, è il principale luogo d'incontro, di vero e proprio scambio generazionale di esperienze fra artisti/insegnanti come gli scultori Dino Basaldella, Mario Sartori, Franch Marinotto; i pittori Cesare Mocchiutti, Giorgio Celiberti, Agostino (Tino) Piazza e allievi/artisti come Mario Palli, Renato Trevisan, Enzo Valentinuz, Giuseppe Goia, Ercole Colautti, Violetta Viola, Mauro Mauri, Teodoro (Darko) Bevilacqua, Luciano de Gironcoli, Giorgio Valvassori, Roberto Bruschina, Salvatore Puddu, Mara Gallas, Eliano Cucit, Romano Schnabl , Sergio Pausig, Giancarlo Doliac, Mario Di Iorio, Claudio Mrakic, Paolo Figar, Alfred de Locatelli, Max Busan, Nico Di Stasio, Maurizio Gerini, Marina Legovini, Laura Boletig, Thomas Braida, Valerio Nicolai e altri ancora, fra cui molti giovani sloveni che poi hanno proseguito gli studi a Venezia o a Milano e oggi sono affermati artisti nella vicina, nuova repubblica. Goia, Valentinuz, Pausig, Valvassori, Figar, de Locatelli, Busan, Braida e Nicolai hanno proseguito gli studi all' Accademia di Belle Arti di Venezia; Palli e Trevisan frequentano il Magistero d'Arte all'Istituto di Venezia; Mrakic va a studiare per alcuni anni a Ljubljana mentre Di Stasio è a Milano, all'Accademia di Brera. In parecchi sono diventati a loro volta insegnanti nello stesso Istituto come Mauri, Palli, Trevisan, Gallas e Valvassori. Goia ha insegnato per anni a Venezia per poi passare al Liceo Artistico di Treviso; Di Iorio è stato assistente all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano come lo è tutt'oggi de Locatelli; Pausig ha insegnato sia all'Accademia di Venezia che a quella di Palermo. David Marinotto,scultore, figlio di Franch, scultore, ex insegnante e da parecchi anni gallerista a Gorizia, è insegnante di scultura all'Accademia di Venezia. Gallas, Schnabl e Cucit sono diventati architetti. Mara Gallas è stata per diversi anni preside dell'Istituto di Gorizia mentre Romano Schnabl insegna tuttora al Liceo artistico di Trieste. Potrebbe bastare un'attenta analisi di questa complicata mappa di "luoghi", di istituzioni culturali pubbliche e private, di presenze e di contatti fra artisti per definire un primo dato credibile che certifica l'esistenza di una vasta e complessa rete di "attività estetiche" e di "scambio di informazioni" distribuita fra Gorizia e il suo territorio di riferimento. Tutto ciò però non basta ancora per definire con certezza l'esistenza di una "Scuola di Gorizia"..

II parte:

Valorizzazione delle esperienze locali - di Luciano Gironcoli

L'arte va dove la porta l'economia. E basta. L'unico modo per sfuggire, almeno parzialmente, a questa logica perversa è quello dell'autogestione del sistema da parte degli artisti (lo ha chiaramente affermato il prof. Strassoldo nel suo articolo richiamato all'inizio del primo capitolo) che imporrebbe agli artisti stessi di pensare e produrre opere, gestire spazi espositivi e sovrintendere a tutte le eventuali e auspicabili operazioni di mercato collegate alle esposizioni. Dunque, gli artisti che pretendono una qualsivoglia forma di "libertà dell'arte" dovrebbero assumersi direttamente sia la responsabilità della "creazione" che quella della "fornitura" delle opere a un mercato privo di ogni forma di mediazione esterna alla "categoria". Tutto ciò dovrebbe essere realizzato con estremo rigore visto che il sistema dell'arte "al potere", come ho cercato di spiegare, non è solo antidemocratico ma anche decisamente immorale. Inoltre l'autoreferenzialità dell'arte, quella che consente a un pittore fallito, magari laureato in economia e commercio o in relazioni internazionali di diventare curatore di mostre e selezionatore d'artisti a livello internazionale o che stabilisce quando e perché un artista diventa "il migliore", il "più grande" e, soprattutto si può fregiare del titolo di "internazionale", tende ad escludere tutte le voci "fuori dal coro", utilizzando ogni mezzo pur di eliminare i pericolosi avversari. E, guarda caso, i "nemici" del potente sistema possono proprio annidarsi nel ancora troppo sommerso mondo (non uso volutamente il termine sistema) dell' arte locale, quella che si produce a Varese, Como, Avellino, Caltanisetta, Reggio Emilia, Latina e, perché no, a Gorizia, Trieste, Udine come a Cormons, Gradisca d'Isonzo o... a Nova Gorica in Slovenia, quindi in Europa, a poco più di un chilometro dal centro di Gorizia.

Esperienze locali di autogestione del "sistema dell'arte" ci sono state, ci sono e ci saranno ancora. Salto qua e la nella storia dell'arte più recente di Gorizia e del suo immediato circondario ricordando, prima di tutto, l'attività dell'APAI, l'Associazione Pittori e Artisti isontini attiva negli anni 50/60, che organizzò la prima mostra di pittori goriziani in Jugoslavia, a pochi anni dalla fine della guerra, portando a Nova Gorica una selezione di opere degli iscritti. Il Gruppo Internazionale d'Arte "2xGO", originale sodalizio fra artisti sloveni (allora jugoslavi) e italiani operanti nei territori delle "due Gorizie". La sezione isontina del Sindacato artisti FNLAV-CGIL che promosse varie iniziative fra cui la grande mostra nazionale a sostegno delle lotte dei lavoratori dell'Italcantieri di Monfalcone e una mostra di grafica all'Istituto Italiano di Cultura di Vienna. Da non dimenticare l'attività delle Gallerie a gestione privata "Il Torchio" in via Mameli e "La Bottega" in via Nizza. Alla fine degli anni '80 nacque "EXIT", Associazione culturale che gestiva un piccolo spazio espositivo in via Favetti la cui conduzione era direttamente seguita dagli artisti Kusterle, Valvassori, de Gironcoli e dalla critica d'arte Emanuela Uccello. La galleria ospitò varie mostre fra cui un articolato omaggio al maestro triestino/sloveno Avgust Černigoj; la rassegna del gruppo "Cacciavento" costituito da giovani architetti e artisti di Ljubljana; una collettiva di grafica giapponese contemporanea; la mostra dei lavori di "computer art" di Mauro Mauri; una personale del goriziano Mario Tudor dopo quarant'anni dall'ultima mostra allestita al Caffè Teatro... L'attività di "EXIT" si concluse al Cinema Vittoria dove, in una parte dell'atrio del vecchio edificio, fu allestita una vera e propria galleria che ospitò, con grande successo, molte mostre fra cui la prima personale a Gorizia di Nico Di Stasio. E ancora la lungimiranza dell'Amministrazione comunale di Moraro (giunta verde/progressista con a capo il sindaco Renato Fiorelli) che ha sostenuto la realizzazione di una vera e propria ricognizione territoriale attraverso più di dieci mostre, che hanno documentato lo "stato dell'arte" di Capriva, Cormons, Mariano, Corona, Mossa e Moraro dalla fine dell''800 ai nostri giorni.

Da non dimenticare la grande sensibilità, la capacità organizzativa e, soprattutto, il radioso sorriso di Alba Gurtner, cara, carissima Alba, morta di cancro a soli 54 anni, alle 3 del mattino di venerdì 16 marzo 2012. E' stata la testa e il cuore della grande iniziativa che ha coinvolto poco meno di un centinaio di artisti che, in due momenti separati, hanno dipinto la parte esterna del muro di cinta del ex Cotonificio di Piedimonte, realizzando dei lavori murali ispirati a due temi: "Il muro delle cinque lingue" e "Il muro del tempo". Oggi, grazie alla straordinaria intuizione di Alba, chi passa in quella  

zona attraversa un singolare museo d'arte contemporanea che propone il lavoro di artisti austriaci, sloveni e italiani appartenenti a varie generazioni, ciascuno caratterizzato da diversi quanto originali linguaggi espressivi.

Un importante ruolo in questa necessaria, forse ancora troppo "timida", autogestione delle attività artistiche lo sta svolgendo l'Associazione culturale "Prologo", anch'essa nata da un incontro fra artisti: Franco Spanò, Paolo Figar, Max Busan, Claudio Mrakic). "Prologo", che gestisce anche una piccola galleria in via Ascoli, a pochi passi dalla Sinagoga, ha scelto di ricercare collaborazioni attive con gli Enti Locali per realizzare qualificati eventi d'arte contemporanea come la mostra "Passaggi", allestita nel suggestivo spazio interno ed esterno del Castello di Gorizia.

Ci sono poi singoli episodi e situazioni particolari che definirei spontanee ma non per questo meno efficaci e significative di altre. Mi voglio riferire, prima di tutto, al gruppo di amici ( Anna Devecchi, Franco Dugo, Michela Fabbro, Michele Fenzl Menardi, Giuseppe Longo, Piero Loviscek, Damjan Makuz, Igor Prinčič, Alberto Princis, Jaki Rener, Toni Simone, Emanuela Uccello) che ha voluto ricordare, a pochi mesi dalla scomparsa, il pittore Nico Di Stasio organizzando una mostra retrospettiva in Casa Morassi, in Borgo Castello, dando alle stampe un ricco e completo catalogo che documenta con passione emotiva ma anche con il dovuto rigore scientifico la complessa figura umana e artistica dell'importante pittore goriziano. E come non sottolineare la particolare sensibilità e l'assoluta disponibilità sempre dimostrata da Giovanni Fierro, poeta (quindi a sua volta artista) e titolare della libreria "Equilibri" di via Seminario (oggi purtroppo chiusa), che ha voluto riservare alle mostre, dal primo all'ultimo giorno di apertura, un piccolo, importante, spazio nel già piccolo negozio di libri. In occasione del decennale di attività "Equilibri" ha festeggiato il traguardo ospitando una bella mostra di Franco Dugo che ha esposto opere tratte dal ciclo dei "Boxeurs".

E ancora, il pittore goriziano Mario Tudor da oltre cinquanta anni residente a Milano, con un curriculum ricco di mostre personali e collettive in Italia e all'estero, che,su sollecitazione di un'amica artista di Treviso, ha appeso una decina di piccoli lavori sulla parete più luminosa di una gelateria del Centro storico della bella città veneta ottenendo, sin dal giorno dell'inaugurazione, grandi soddisfazioni e lusinghiere critiche sulla stampa locale. Per non parlare di un altro importante talento che purtroppo non c'è più, Mario Di Iorio che, grazie alla generosità e alla disponibilità del pittore friulano Renzo Codognotto e di suo figlio, giovane e serio gallerista, è stato riptoposto a Udine, dopo un lungosilenzio, in una bella mostra personale ospitata nella galleria "La Piazzetta", in via Aquileia. Inoltre Mario è stato uno dei sei pittori isontini (Roberto Cantarutti, Ignazio e Giancarlo Doliach, Luciano de Gironcoli, Enzo Valentinuz) riuniti in collettiva negli spazi espositivi della Biblioteca Statale di Trieste per iniziativa del Direttore pro tempore Marco Menato e di Enzo Valentinuz.

E Iganzio Doliach di Cormons che ha ricevuto il dovuto omaggio della sua città e ha voluto, grazie al lavoro del figlio Giancarlo (pure lui importante e bravo artista), occuparsi personalmente della documentazione fotografica e dell'allestimento della mostra antologica negli spazi espositivi del cosiddetto Museo del Territorio di Palazzo Locatelli per non gravare eccessivamente sulle spese sostenute dal Comune per realizzare la mostra. E avanti con Sergio Altieri di Capriva, che ha creato ,quasi per caso, un'occasione d'incontro fra artisti cormonesi e goriziani "combinando" la mostra "Voci" sulle pareti di un bar del centro di Gorizia. Le Amministrazioni comunali di Moraro, Cervignano e Treppo Carnico che, in tempi diversi, sia prima che dopo la morte del grande pittore goriziano avvenuta il 2 giugno 2006, hanno voluto esporre i quadri, i disegni e le sculture di Cesare Mocchiutti. E ancora Enzo Valentinuz, pittore di Romans, che potrebbe fare da solo una mostra in una famosa azienda agricola del Goriziano in occasione della tradizionale festa di "Cantine aperte" e, invece, sceglie di trasformare il progetto iniziale: rinuncia alla sua personale e organizza una mostra collettiva di pittura, scultura e fotografia che ottiene un lusinghiero successo e tanti visitatori. E potrei continuare...E magari ricordare a tutti che la Biennale di Venezia, alla fine dell'800,è nata grazie al lavoro di un gruppo di artisti veneziani in stretta collaborazione con il Comune della città lagunare.


Pittori goriziani