La strategicità dell'area

Il violento passaggio della prima guerra mondiale su Lucinico ha determinato la completa distruzione dei principali corpi documentari che conservavano la storia del paese: l'archivio civico, l'archivio parrocchiale e l'archivio privato della famiglia Attems-Santa Croce, il casato che per due secoli nel corso dell'età moderna è stato detentore del potere signorile e giurisdizionale locale.

Nonostante ciò il territorio lucinichese, come è stato dimostrato nel recente volume edito dalla locale Cassa rurale in collaborazione con l'Istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia, è riuscito ugualmente a lasciare nelle fonti tracce consistenti di sé, dimostrando in questo modo di aver rivestito storicamente un ruolo più significativo di quanto ci si potrebbe attendere da un piccolo villaggio della campagna isontina.

La specificità lucinichese va ricercata fondamentalmente nella sua particolare posi- zione geografica. La posizione cioè di un villaggio che sorge ai piedi di un colle (quello che dal '700 prenderà il nome di Calvario) dotato di una particolare vocazione all'avvista- mento, da cui si domina l'intera vallata dell'Isonzo fino a Gradisca e si controlla i principali punti di attraversamento del fiume sulla viabilità tra la pianura friulana e la città di Gorizia (e viceversa). È inevitabile allora che in diversi momenti della storia questa parte di territorio che fa capo a Lucinico e al suo colle sia divenuta una vera e propria soglia, una "frontiera" da conquistare per poi tentare di oltrepassare l'Isonzo ed eventualmente raggiungere la città, oppure, arrivando da est, un'ottima testa di ponte con cui affacciarsi sulla pianura friulana.

Lo schema appena descritto è un vero e proprio filo rosso che attraversa l'intera storia di Lucinico dalla sua prima menzione nell'XI secolo fino agli ultimi tragici avvenimenti della prima guerra mondiale, condannando quest'area a conoscere un tasso di bellicosità e di conflittualità decisamente superiore alla media.

Quello della Grande guerra, con la sanguinosa e lancinante conquista del Calvario, ultimo scoglio prima del passaggio dell'Isonzo e della presa italiana di Gorizia, essendo il più recente, è anche il caso più noto (e forse paradigmatico), ma la prospettiva di lungo periodo lo rende tutt'altro che un episodio isolato.

Un excursus può rendere più chiara l'argomentazione proposta. Un primo riscontro proviene direttamente dagli albori della storia del paese, cioè dalla sua prima menzione in un documento scritto, il diploma del 1077 con cui l'imperatore Enrico IV dona la villa di Lucinico al patriarca d'Aquileia Sigeardo. Quello di Enrico IV è un documento piuttosto noto, la cui celebrità deriva dall'essere l'atto di nascita dello stato patriarcale friulano, cioè l'inizio del potere temporale dei patriarchi d'Aquileia ed è significativo che nel testo di un diploma così importante la villa Lunzanicham (questo la forma toponomastica utilizzata) sia l'unica ad essere menzionata accanto ad una realtà territoriale di ben altre proporzioni quale è il comitatus del Friuli. Nel testo della concessione imperiale infatti si parla indistintamente dell'intera contea del Friuli e poi separatamente del villaggio di Lucinico, segno evidente di una specificità e anche di una sua notorietà, visto che il diploma non ha bisogno di fare ulteriori specificazioni per menzionarla. Come aveva sostenuto a suo tempo anche Carlo Guido Mor, questa particolare visibilità deriva al villaggio quasi certamente dalla sua posizione geografica e dalla possibilità di effettuare qui l'attraversamento del fiume, elementi che permetterebbero tra l'altro - ancora Mor - di ipotizzare il già avve- nuto trasferimento verso Lucinico o verso Piuma del ruolo precedentemente detenuto dal celebre pons Sontii, cioè il ponte sull'Isonzo all'altezza della Mainizza che a lungo nell'antichità aveva rappresentato un importante punto di passaggio sulla via che congiungeva Aquileia con Lubiana. 

Un riscontro piuttosto importante in questo senso viene anche da alcuni documenti studiati solo recentemente, che ad esempio ancora nel XVI secolo definiscono via Ungarorum la strada che dal ponte del torrione di Piuma passa per Lucinico,

San Lorenzo e Mariano per poi proseguire verso Palmanova, con una toponomastica quindi che non solo richiama esplicitamente le terribili invasioni ungare del IX e X secolo, ma che sembrerebbe attestarne anche la direttrice di ingresso (finora ignota in storiografia), quindi anticipando ulteriormente lo spostamento verso questo tratto di fiume del principale punto di attraversamento dopo la decadenza del pons Sontii .

Questo impianto riceve ulteriore coerenza nella restante parte del medioevo, e soprattutto a partire dalla seconda metà del XIII secolo, quando Lucinico da semplice villa, cioè villaggio, nei documenti diviene castrum e quindi, verosimilmente, sulla cima del colle che lo sovrasta comincia ad ospitare un castello. Per la ricostruzione documentaria della sua storia, che richiede una sezione ad hoc, si rimanda al prossimo capitolo, ma fin d'ora è possibile ricordare la vita molto travagliata e probabilmente brevissima della fortificazione, ulteriore indice di una posizione molto esposta a frequenti cambi di fronte tipica di una zona di intenso passaggio. Nelle frequenti guerre che in quella fase e anche nel secolo successivo scoppieranno tra i patriarchi di Aquileia e i conti di Gorizia tra l'altro il territorio lucinichese di volta in volta finirà sotto l'influsso dei primi o dei secondi.

Avvicinandosi all'età moderna il copione si fa ancora più evidente. Nel Quattrocento ad esempio ci sono almeno due episodi significativi. Uno, minore, risale al 1431, quando il patriarca Lodovico di Teck, cerca di riprendersi il potere sullo stato patriarcale appena passato sotto il dominio veneziano e lo fa con una sortita militare che entra in terra friulana da est attraversando l'Isonzo all'altezza di Gorizia, poi arrivando alle porte di Udine con saccheggi e devastazioni. L'esito è noto, visto che la Patria del Friuli continuerà a rimanere fino a Napoleone dominio veneziano.

Il secondo episodio quattrocentesco è molto più celebre (oltre che documentato) e riguarda le note scorrerie dei turchi in Friuli a partire dagli anni settanta del Quattrocento, che per la loro violenza rimarranno per secoli nella memoria collettiva friulana. La più terribile, quella del 1477, è ben descritta nelle cronache coeve di Giovanni Candido e Marc'Antonio Sabellico e permette di verificare bene il modello di strategia militare di cui sopra: ancora una volta la combinazione tra la barriera fisica rappresentata dal fiume, che va in qualche modo guadato e il presidio strategico rappresentato dalla cima del Calvario (il vertex di Lucinico, come lo definisce la fonte), che qui nello specifico viene utilizzato dai turchi per nascondere le truppe e poi tendere la decisiva imboscata quando i veneti si presentano esposti nella pianura sottostante.

Con l'ingresso nel periodo asburgico cambiano i contendenti, ma il copione rimane lo stesso. Un assaggio è dato già dalla guerra del 1508 tra l'Austria e la Serenissima, quando il passaggio dei veneziani su Lucinico e sui territori della destra Isonzo avviene in maniera decisamente cruenta e la svolta decisiva (stando almeno ai Diarii del cronista veneziano Marin Sanudo) si ha proprio nel passaggio dell'Isonzo sotto Lucinico.

Ma il caso più emblematico in assoluto risale a un secolo dopo, con la nuova guerra tra austriaci e veneziani scoppiata nel 1615, la cosiddetta guerra di Gradisca (o degli Uscocchi), con cui Venezia tenta di riportare il confine sull'Isonzo. Qui le cronache sono molto dettagliate (celebri quelle edite sia da parte veneta con Faustino Moisesso, sia da parte austriaca con Biagio Rith), che permettono di apprezzare molto da vicino e con notevole dettaglio gli spostamenti delle truppe sul fronte della destra Isonzo e il loro prolungato stazionamento su quello del Calvario, progressivamente fortificato per l'occasione (forti Stella e Trinità). Contemporaneamente Lucinico passerà da mano austriaca a mano veneta e diventerà a sua volta un presidio fortificato, come buona parte del territorio circostante. Qui le analogie con la guerra di trincea del 1915-18 sono a tratti sconcertanti, con i due eserciti perlopiù contrapposti da una riva all'altra del fiume, rapide incursioni dall'una e dall'altra parte e un estenuante lavoro ai fianchi con un'artiglieria martellante, che alla fine potrà sbloccarsi solo per via diplomatica perché quella militare non riuscirà a far prevalere una parte sull'altra.


La chiesetta della Santissima Trinità nel 1837 si scorge in alto a sinistra sulla sommità del Calvario (Francesco Tunis, Veduta del passo della barca al villaggio di Podgora, del palaz- zo conti Attems, ed il monte Calvario presso Gorizia, FoToTeCa musei ProvinCiali di Gorizia, n. 2674 dell'inv. G. Cossar).